IPv6 -1: Perché IPv6

IPv6 nasce come protocollo di rete per sostituire IPv4, il cui spazio di indirizzamento è ormai terminato. Questo non significa che non sia più possibile avere indirizzi pubblici, i provider ne hanno ancora disponibili, ma ARIN ha ormai distribuito tutti gli indirizzi che aveva a disposizione.

La crescita di internet è stata infatti in questi ultimi anni enorme; hanno contribuito la diffusione della telefonia mobile, di apparati elettronici consumer connessi ad internet, il mobile diffuso sulle auto, etc. etc.
Diverse strategie sono state impiegate per ridurre l’occupazione di indirizzi IPv4 pubblici, soluzioni che vanno sotto il nome di CIDR, VLSM e, naturalmente, NAT, ma la richiesta di indirizzi pubblici è in continuo aumento.

A fronte di questo, la penetrazione nei diversi continenti non è stata omogenea; in fig. 1 vediamo la diffusione di internet e  l’indice di penetrazione (indirizzi/abitante) al 2009 (fonte Cisco press).

Distribuzione IPv4 nel mondo

Distribuzione di IPv4 nel mondo ed indice di penetrazione

L’Asia forte di oltre 500 milioni di utenti, sembra essere già leader nell’uso di internet. In realtà la penetrazione è relativamente bassa, circa il 15%, control il 73% degli Stati Uniti. La distribuzione geografica degli indirizzi di classe C ce ne dà un’idea (fonte: vizual-statistix.tumblr.com)

distribuzione indirizzi IPv4 classe C

distribuzione indirizzi IPv4 classe C

Questo fa sì che la domanda di indirizzi sia sempre molto forte in Asia e, esaurito IPv4, IPv6 ha avuto un notevole impatto in estremo oriente.

Il nuovo protocollo (in realtà lo sviluppo data alla II metà degli anni 90, anche se ha cominciato ad essere effettivamente disponibile su Internet dal 2004 ) ha ampia disponibilità di spazio, al di là di quanto sia umanamente immaginabile.

Nel mondo occidentale IPv6 si è diffuso con relativa lentezza, sia pure con forti diseguaglianze regionali. Non è improbabile un’esplosione del processo di adozione del  protocollo, che è in via di progressiva introduzione da parte di diversi provider nel mondo e finalmente anche qui in Italia (Fastweb  http://www.fastweb.it/speciali/ipv6/, TIM).

D’altra IPv4, oltre al citato esaurimento del proprio spazio di indirizzi (https://www.icann.org/en/system/files/press-materials/release-03feb11-en.pdf) pone dei problemi di difficile soluzione: l’attraversamento del NAT è un problema nel caso di implementazione di VPN, ma anche quando si debbano assegnare certificati a macchine “nascoste” su reti private. E’ d’altra parte vero che si è spesso usato il NAT come misura di sicurezza, affidandosi più a questo che all’implementazione di regole su firewall, e questo con IPv6 dovrà cambiare.

Benefici di IPv6.

128 bit di indirizzamento significano una quantità di indirizzi disponibili inimmaginabile;  ma questo non è l’unico beneficio che si può attribuire all’adozione di IPv6.

I principali punti di forza che IPv6 presenta rispetto al tradizionale IPv4 sono:

  • l’enorme quantità di indirizzi disponibili
  • eliminazione di necessità di NAT e PAT (end to end reachability)
  • routing semplificato, dato un header IP di struttura più facile da analizzare ma soprattutto per l’esistenza di uno spazio gerarchico di indirizzi che consente di semplificare le tabelle di routing

Come accennavamo, l’header è notevolmente semplificato, per cui i router possono processare i datagrammi più velocemente, le tabelle di routing sono più semplici, data la disponibilità di indirizzamento gerarchico.

IPv6 dispone di strumenti di autoconfigurazione nativi, che rimuovono la necessità del servizio DHCP, può adottare molteplici indirizzi, con ambiti diversi, sulla stessa interfaccia, ed elimina completamente il broadcast, facendoci dire addio ad ARP, il servizio più usato per attacchi man in the middle su LAN (ettercap, Cain, etc.).

IPv6 è stato adottato dal governo degli Stati Uniti (http://www.gsa.gov/portal/content/218017), ha ampia diffusione in Cina (http://ipv6.com/articles/general/IPv6-Olympics-2008.htm), ha pieno supporto da parte di Google e Facebook.

L’adozione di IPv6 da parte dell’Italia non è particolarmente ampia, ma si vedono segni di miglioramento (http://www.stateoftheinternet.com).

Naturalmente l’adozione di IPv6 non significa in nessun modo l’abbandono di IPv4. La transizione sarà lenta, probabilmente molto graduale, e con convivenza dual stack.

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